Monemvasia

Uno dei luoghi più affascinanti della Grecia, La Gibilterra ellenica, sorge su un piccolo isolotto roccioso collegato alla terraferma da un ponticello (Monemvasia=unico ingresso) abitato fin dal VI secolo. Malvasia (nome datole dai veneziani in omaggio al vino che vi si produceva) è costituita da due parti: un borgo su un piccolo terrazzo ai piedi della roccia (città bassa) e il Castello (città alta) sullo spazio piano nella parte superiore. Monemvasia è uno degli angoli più idilliaci e sorprendenti del Peloponneso: questo piccolo borgo medioevale è stato costruito ai piedi di un immenso promontorio roccioso, collegato alla terraferma da una stretta strada artificiale. Dominato dal castello (kastro), il borgo presenta edifici costruiti interamente in pietra, stretti vicoli acciottolati animati da gatti e da splendide mura che raccontano la storia, divisi tra loro da porte e da oleandri che spuntano tra le case. 

TRAMONTO SUL MARE

Piccola casa di pescatori sulla strada. Alla finestra

una tendina di cretonne a fiorami. I vasi di gerani

li avevano fuori, contro il muro. Dalla porta semiaperta

si vedevano le sedie, il tavolo, la lampada, la madia,

il crocifisso ricamato, i panieri, la brocca, il letto matrimoniale,

le stuoie di stracci multicolori. Sul divano, la donna grassa,

pesante, sudata, immobile, con gli occhi chiusi,

arrotolava un gomitolo – un grande gomitolo nero di lana –

un gesto cieco, secolare, indipendente. E fuori

c’era il mare, il tramonto dorato, molte rondini.

Yiannis Ritsos

Yiannis Ritsos nasce Monemvasia il 1º maggio 1909, è stato un poeta greco.

Considerato come uno dei più grandi poeti greci del ventesimo secolo,

Superato il portone d’ingresso della rocca, una piccola scalinata conduce a una terrazza, dove, sferzato dal vento si eleva il busto del poeta a scrutare l’orizzonte, tra il cielo, le acque, e l’infinito dei suoi versi.

Yiannis Ritsos fu un poeta rivoluzionario, lo fu per tutta la vita.. Partigiano, prigioniero in un campo di concentramento, conobbe Mikis Theodorakis e mise le parole del gran compositore in musica.

Con intensa passione ha descritto il suo essere greco, i suoi ideali di libertà e di giustizia; con forza e ardore ha scritto poesie raffinate sull’amore e l’eros. Oggi il poeta riposa a Monemvasìa li dov'è nato, scarmigliato dal vento perenne e dagli sbuffi salmastri. 

Le strane tracce di un umile bivacco, poche briciole di pane, due mozziconi di sigaretta, una deformata lattina, attestano che qualcuno (amico, adepto, discepolo) là si sofferma o, forse, soggiorna. Il tempo ritorna. La fune dell’acrobata non si è mai spezzata.

MIO BLU

Mio blu – dicevi –

mio blu.

Lo sono.

E anche più del cielo.

Ovunque tu sia

io ti circondo.

– Yiannis Ritsos

L'ALTRA SOLITUDINE

Esistono molte solitudini intersecate – dice – sopra e sotto

ed altre in mezzo;

diverse o simili, ineluttabili, imposte

o come scelte, come libere – intersecate sempre.

Ma nel profondo, in centro, esiste l’unica solitudine – dice;

una città sorda, quasi sferica, senza alcuna

insegna luminosa colorata, senza negozi, motociclette,

con una luce bianca, vuota, caliginosa, interrotta

da bagliori di segnali sconosciuti.

In questa città

da anni dimorano i poeti.

Camminano senza far rumore, con le mani conserte,

ricordano vagamente fatti dimenticati, parole, paesaggi,

questi consolatori del mondo, i sempre sconsolati, braccati

dai cani, dagli uomini, dalle tarme, dai topi, dalle stelle,

inseguiti dalle loro stesse parole, dette o non dette.

Yannis Ritsos, Monemvasia